Lavanderia self service Speed Union - Roma

Il business plan di una lavanderia self service: come costruirlo

Il business plan di una lavanderia self service si costruisce su quattro elementi: la stima del bacino di utenza del locale, il piano di investimento diviso per voci, la previsione dei ricavi calcolata come cicli giornalieri per prezzo per ciclo, e il conto economico che confronta ricavi e costi per individuare il punto di pareggio. È il documento che dice se quel locale specifico sostiene quella configurazione di macchine, ed è indispensabile per accedere a un finanziamento bancario o a un contributo pubblico.

Nell’articolo su come aprire una lavanderia self service abbiamo scritto che, prima di firmare qualsiasi contratto, conviene costruire un conto economico previsionale. Qui spieghiamo come si fa.

La differenza fra un business plan utile e un esercizio di stile sta tutta in un punto: il primo parte dal locale reale, il secondo da medie di settore. Due lavanderie identiche in due strade diverse producono risultati molto distanti, e nessuna media può dirvi quale delle due state per aprire.

A che cosa serve davvero

Il business plan ha tre funzioni, in ordine di importanza:

  1. Decidere se aprire o no. È la funzione principale e quella che più spesso viene dimenticata. Un business plan che arriva sempre alla conclusione «conviene» non sta servendo a niente.
  2. Dimensionare correttamente l’investimento. Quante macchine, di quali capacità, con quale rapporto fra lavaggio e asciugatura. È la parte che incide di più sul risultato dei primi due anni.
  3. Ottenere un finanziamento. Banche, consorzi di garanzia e bandi pubblici richiedono un piano economico-finanziario. Senza, la pratica non parte.

Che cosa deve contenere

Un business plan completo per una lavanderia self service si articola in sei parti:

  • Descrizione dell’attività: che cosa si apre, dove, con quale formula di avvio.
  • Analisi del bacino di utenza: chi sono i clienti potenziali nel raggio servito dal locale (turisti, famiglie, single ecc.).
  • Analisi della concorrenza: quante lavanderie self service esistono già nella zona e a quali prezzi lavorano.
  • Piano di investimento: tutte le voci di spesa necessarie ad arrivare all’apertura.
  • Previsione dei ricavi: quanto si prevede di incassare, su base mensile, per almeno tre anni.
  • Conto economico previsionale: ricavi meno costi, con individuazione del punto di pareggio.

Come si stima il bacino di utenza?

È la parte più trascurata e la più importante. Il bacino di utenza di una lavanderia self service è ristretto: il cliente arriva a piedi o in auto con un carico di biancheria, e raramente percorre più di qualche minuto. Il perimetro da analizzare è quindi il quartiere, non la città.

Gli elementi da raccogliere sono cinque:

  1. Numero di residenti e famiglie nel raggio servito e, soprattutto, la loro composizione. Una buona presenza di residenti rappresenta una base importante per stimare il potenziale bacino di utenza della lavanderia.
  2. Presenza di studenti fuori sede, lavoratori temporanei o turismo. Queste zone possono generare un utilizzo più regolare della lavanderia self service durante tutto l’anno.
  3. Densità abitativa e tipologia degli immobili. Un quartiere con condomini e appartamenti può offrire un bacino di potenziali clienti più ampio rispetto a una zona scarsamente abitata.
  4. Passaggio pedonale e veicolare davanti al locale. Un locale facilmente visibile dalla strada, raggiungibile in auto o a piedi e con possibilità di parcheggio nelle vicinanze può favorire l’acquisizione di nuovi clienti.
  5. Concorrenza già presente. Non è necessariamente un ostacolo: la presenza di una lavanderia che lavora bene dimostra che la domanda esiste. Diventa un problema solo se è nella stessa strada.

Questi dati si ricavano dalle statistiche demografiche comunali, dalle mappe online e da qualche ora passata a osservare il locale in fasce orarie diverse. Non serve una ricerca di mercato: serve andare sul posto. Per la scelta della zona abbiamo una guida dedicata: dove conviene aprire una lavanderia self service.

Come si costruisce la previsione dei ricavi?

La formula è semplice e non cambia: numero di cicli giornalieri, moltiplicato per il prezzo medio per ciclo, moltiplicato per i giorni di apertura. Tutta la difficoltà sta nel primo fattore.

Il numero di cicli giornalieri realisticamente raggiungibile dipende da quante macchine si installano, da quante ore al giorno il locale è aperto e dalla percentuale di tempo in cui le macchine sono effettivamente in funzione. Quest’ultimo valore — il tasso di utilizzo — è il numero su cui si gioca tutto il piano, e va tenuto prudente: una lavanderia nuova non lavora a pieno regime dal primo mese.

Una previsione credibile si costruisce quindi su tre scenari, non su uno:

ScenarioA che cosa serve
PrudenteVerificare che l’attività regga anche se la partenza è lenta. È lo scenario che la banca legge per primo.
AttesoLa previsione su cui si basa la decisione di aprire.
FavorevoleCapire quando la struttura andrebbe ampliata con macchine aggiuntive.

Va poi considerato il periodo di avviamento. Una lavanderia self service costruisce la propria clientela per abitudine: il cliente prova, si trova bene, torna. I primi mesi lavorano sotto il regime di crescita, e il piano deve prevederlo esplicitamente invece di iniziare dal mese pieno.

Le tre variabili che spostano il risultato

  • Il rapporto fra lavaggi e asciugature. Molti clienti acquistano entrambi i servizi mentre altri utilizzano esclusivamente le asciugatrici, soprattutto nel periodo invernale.
  • La differenziazione delle capacità. Prevedere macchine di dimensioni diverse permette di rispondere a esigenze diverse: dai normali carichi di bucato fino a capi più voluminosi come piumoni, coperte e tappeti.
  • La stagionalità. Nelle aree residenziali i mesi umidi e freddi sono i più forti, perché asciugare in casa diventa difficile. Nelle località turistiche invece, l’aumento delle presenze può generare una maggiore domanda anche nei periodi estivi.

Il piano di investimento

Nell’articolo sui costi di apertura di una lavanderia self service abbiamo elencato le quattro voci di spesa e la loro incidenza percentuale. Nel business plan queste voci vanno riorganizzate in modo diverso, perché la banca e il commercialista leggono un’altra classificazione:

CategoriaChe cosa comprendeNota
Immobilizzazioni materialiMacchine, sistemi di pagamento, arredo, insegna, impianti di sicurezzaSono ammortizzabili e possono essere finanziate
Opere e adeguamentiImpianto idraulico ed elettrico, scarichi, canne fumarie, pavimentazioneDipendono interamente dallo stato del locale
Spese di avvioPratiche, consulenze, deposito cauzionale, comunicazione di aperturaSi esauriscono nel primo esercizio
Capitale circolantePrimo stock di detersivi, fondo cassa, riserva per i primi mesiÈ la voce che viene dimenticata più spesso

L’ultima riga merita attenzione. Molti piani si fermano all’investimento necessario ad aprire e non prevedono nulla per i mesi in cui l’attività non copre ancora i costi. È il motivo più frequente per cui un’attività sana finisce in difficoltà nel primo anno.

Il conto economico previsionale e il punto di pareggio

Il conto economico mette a confronto i ricavi previsti con i costi di gestione. Per una lavanderia self service la distinzione utile è fra costi che si pagano comunque e costi che crescono con l’utilizzo:

Costi fissiCosti variabili
Affitto del localeAcqua
Rata del finanziamento o canone di noleggioEnergia elettrica e gas
AssicurazioneDetersivi e additivi
Imposte locali e serviziManutenzione legata al numero di cicli
Commercialista e adempimentiMateriali di consumo

Il punto di pareggio è il numero di cicli mensili che copre esattamente la somma dei costi fissi e dei costi variabili corrispondenti. Sotto quella soglia l’attività perde, sopra guadagna. È il singolo numero più importante di tutto il documento, perché si può confrontare direttamente con la capacità fisica delle macchine installate: se il pareggio richiede più cicli di quanti le macchine possano fisicamente svolgere nelle ore di apertura, il piano non regge e va rivisto prima di firmare.

Quanto tempo deve coprire?

Un business plan dovrebbe coprire almeno tre anni, un periodo sufficientemente lungo da valutare sia la fase iniziale che l’andamento dell’attività. Il primo anno mensile serve a mostrare la curva di avviamento e a individuare il mese in cui il flusso di cassa diventa positivo: è l’informazione che dice quanta liquidità serve tenere da parte.

Gli errori che rendono un business plan inutile

  • Partire dalle medie di settore invece che dal locale. I dati medi possono essere un riferimento, ma non sostituiscono l’analisi del bacino di utenza, della concorrenza e delle caratteristiche della zona.
  • Prevedere il pieno regime dal primo mese. La clientela di una lavanderia si costruisce per abitudine, non per lancio.
  • Dimenticare il capitale circolante. Oltre all’investimento iniziale, è necessario prevedere una riserva per sostenere i costi dei primi mesi.
  • Ignorare i consumi energetici. Su base annua la differenza fra una macchina di fascia bassa e una professionale efficiente può superare il divario di prezzo iniziale.
  • Costruire un solo scenario. Senza lo scenario prudente non si sa quanto margine di errore si ha.

Domande frequenti

Serve un commercialista per fare il business plan?

Non è obbligatorio, ma la parte finanziaria — ammortamenti, imposte, flusso di cassa — richiede competenze specifiche, e un piano destinato a una banca viene letto con più attenzione se è impostato correttamente. La parte di analisi del bacino di utenza e di dimensionamento delle macchine la può costruire solo chi conosce il locale e il settore.

Quanto costa far preparare un business plan?

Varia molto in base al livello di dettaglio richiesto e a chi lo redige. Chi fornisce lavanderie con la formula chiavi in mano include in genere il piano economico previsionale nel servizio, perché è lo strumento con cui si dimensiona correttamente la fornitura.

Il business plan serve anche se non chiedo un finanziamento?

Sì, e in quel caso è ancora più utile, perché nessuno lo controllerà al posto vostro. È il documento che vi dice se quel locale sostiene quella configurazione di macchine prima che l'investimento sia irreversibile.

Come si calcola il tasso di utilizzo delle macchine?

Si parte dalla durata di un ciclo di lavaggio e di uno di asciugatura, si calcola quanti cicli sono fisicamente possibili nelle ore di apertura e si applica una percentuale di riempimento prudente. Il valore reale si scopre solo dopo l'apertura: per questo il piano va aggiornato dopo i primi mesi di dati veri.

Che differenza c'è fra business plan e conto economico previsionale?

Il conto economico previsionale è una parte del business plan: la tabella che confronta ricavi e costi. Il business plan comprende anche l'analisi del bacino di utenza, la concorrenza, il piano di investimento e la descrizione dell'attività.

Ogni quanto va aggiornato?

Dopo i primi tre mesi di attività, quando si hanno gli incassi reali, e poi una volta l'anno. L'aggiornamento serve a decidere se ampliare, se cambiare il listino o se rivedere gli orari di apertura.

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